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Stop al reddito di cittadinanza: ecco chi rischia di perderlo

Nelle scorse settimane è avvenuta l’approvazione da parte del Governo guidato dal premier Mario Draghi, di un nuovo aumento degli importi che caratterizzerà sei mensilità del reddito di cittadinanza.

L’aumento sarà in favore di alcune categorie di cittadini italiani in possesso di specifiche condizioni e requisiti. Proprio per la grande importanza di questo contributo economico, occorre sottolineare che se da un lato migliaia di beneficiari potranno ottenere anche un incremento degli importi accreditati sulla propria carta reddito di cittadinanza, dall’altro saranno numerosi i nuclei familiari che rischieranno di dover dire definitivamente addio a tale sostegno economico. 

 

Quali sarebbero i motivi dello stop del reddito 

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Come è riportato dal sito Trendonline.it, il beneficio del reddito di cittadinanza ha ottenuto il suo riconoscimento ufficiale all’interno della normativa italiana, in seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e all’entrata in vigore del famoso decreto-legge numero 4 del 2019.

È proprio a questo decreto-legge che è necessario fare riferimento al fine di comprendere quali sono tutti i fattori di rischio che potrebbero portare alla perdita definitiva del reddito di cittadinanza.

Dunque a questo proposito, a titolo esemplificativo, si riepilogano tutti i principali fattori ed aspetti che potrebbero portare ad una decadenza del beneficio del reddito di cittadinanza, a cui è necessario fare attenzione: 

scadenza temporale del beneficio in seguito all’erogazione delle diciotto mensilità;    

perdita dei requisiti e delle condizioni obbligatorie per l’accesso al beneficio; 

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casi in cui si verifica una nuova occupazione di uno o più componenti del nucleo;    

mancata comunicazione obbligatoria all’Istituto INPS in merito a specifiche variazioni.   

 

La scadenza del reddito di cittadinanza: quando si verifica

Tra i principali fattori di rischio che potrebbero portare ad una decadenza del beneficio del reddito di cittadinanza vi sono anche quelli legati alla scadenza temporale del sostegno economico.    

Infatti, a questo proposito, occorre evidenziare che il decreto-legge numero 4 del 28 gennaio 2019 prevede che il diritto all’accesso e all’erogazione del reddito di cittadinanza può continuare ad essere riconosciuto per una durata massima pari a 18 mensilità in maniera continuativa.    

In questo senso, una volta scaduto il termine dei diciotto mesi, il nucleo familiare in questione non perde definitivamente il suo diritto al reddito di cittadinanza. 

Tuttavia, per poter ottenere nuovamente il beneficio economico, sarà necessario che gli interessati non soltanto risultino essere in possesso di tutti i requisiti obbligatori e le condizioni specificate all’interno del decreto-legge, ma che effettuino anche l’apposita domanda per poter procedere alla richiesta del rinnovo di tale misura.   

Per tutti coloro che intendono presentare la domanda per ottenere il riconoscimento del rinnovo del reddito di cittadinanza, sarà necessario aspettare l’arrivo del mese successivo rispetto a quello in cui è stata percepita l’ultima mensilità del reddito di cittadinanza.     

Dunque, se ad esempio la diciottesima mensilità del RdC è avvenuta alla fine del mese di maggio 2021, per poter procedere con la presentazione della domanda, occorrerà attendere almeno fino ai primi giorni di giugno, ottenendo così il rinnovo a partire dal quindicesimo giorno del mese successivo, dunque dal 15 luglio.    

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La perdita dei requisiti obbligatori per il reddito di cittadinanza 

Il decreto-legge del 2019 numero 4, stabilisce anche una serie di requisiti e di condizioni considerate obbligatorie affinché i cittadini italiani possano ottenere l’effettivo riconoscimento del beneficio economico.    

In questo senso, affinché il nucleo possa beneficiare concretamente del reddito di cittadinanza, dovrà essere in possesso dei seguenti requisiti obbligatori: 

essere cittadini italiani oppure di un qualsiasi paese dell’Unione Europea o stranieri, purché in possesso di un regolare permesso di soggiorno;   

avere una residenza di tipo continuativo sul territorio italiano da almeno 10 anni;

avere un ISEE familiare che risulti essere inferiore a 9.360€;   

essere titolari di un reddito familiare pari o inferiore a 6.000€, moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza;  

avere un patrimonio immobiliare il cui valore risulti inferiore ai 30.000€, a cui si intende escluso il valore della prima casa;    

avere un patrimonio mobiliare, il cui valore risulti inferiore a 6.000€, in questo caso il limite è aumentabile per situazioni di nuclei numerosi;  

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non essere in possesso di alcuna autovettura o moto, la cui data di immatricolazione risulti essere avvenuta nei precedenti 6 mesi rispetto alla data di presentazione della domanda, oppure se con una cilindrata superiore a 1.600 cc o 250 cc, immatricolati negli ultimi 2 anni;  

nessuno dei componenti del nucleo familiare deve aver presentato delle dimissioni volontarie a lavoro, negli ultimi 12 mesi.   

È chiaro quindi che anche dopo aver ottenuto il riconoscimento e l’erogazione della prima mensilità del reddito di cittadinanza, per poter beneficiare in maniera continuativa di tutte le diciotto mensilità sarà necessario continuare a rispettare tutti i requisiti obbligatori appena citati.     

 

 

Lavoro stagionale obbligatorio per chi riceve il Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, obbligo di accettare un lavoro stagionale. La proposta prevede che i percettori debbano accettare offerte entro 100 km dalla loro residenza, sospendendo la fruizione del beneficio

 È quanto prevede un emendamento al dl Sostegni bis presentato da Valentina D’Orso (M5S), secondo cui i percettori dovranno accettare, “pena decadenza del beneficio”, offerte di lavoro stagionali entro 100 km dalla propria residenza, sospendendo la fruizione del beneficio ma godendo di un’integrazione Inps nel caso in cui il compenso mensile sia inferiore all’importo del Rdc.

Non è l’unica proposta di modifica presentata per risolvere il problema emerso nelle ultime settimane della carenza di personale riscontrata da molti ristoratori e proprietari di stabilimenti balneari.
Roberto Pella (FI) ha proposto la decontribuzione totale per le imprese del turismo che assumono lavoratori del settore in cig Covid o percettori di Rem o Rdc.

 

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Reddito di cittadinanza e lavori stagionali, la proposta

L’emendamento al decreto presentato da Valentina D’Orso del Movimento 5 Stelle prevede che percettori del Reddito di cittadinanza siano obbligati ad accettare, “pena decadenza del beneficio”, offerte di lavoro stagionali entro 100 km dalla propria residenza, sospendendo la fruizione del beneficio, ma allo stesso tempo potranno godere di un’integrazione Inps nel caso in cui il compenso mensile sia inferiore all’importo del Rdc.

“La norma – spiega – intende incentivare il ritorno nel mercato del lavoro dei beneficiari del Reddito che in passato erano dediti a lavori stagionali garantendo loro che questo reinserimento avvenga a condizioni economicamente vantaggiose e non svilenti“. Il principio alla base, puntualizza, è quello di stipulare regolari contratti di lavoro e rafforzare la lotta al sommerso.

Decontribuzione totale per le imprese del turismo

Quella di Valentina D’Orso non è l’unica richiesta di modifica ai meccanismi del Reddito. Roberto Pella (FI) chiede ad esempio la decontribuzione totale per le imprese del turismo che assumono lavoratori del settore in cig Covid o percettori di Rem o Rdc.

 

Polemica tra datori di lavoro e lavoratori sul Rdc

Il caso vede contrapposti da una parte i datori di lavoro, che denunciano come cassa integrazione e Reddito rappresentino dei disincentivi alla ricerca di occupazione, e dall’altra i lavoratori, secondo cui il livello delle retribuzioni offerte sarebbe troppo basso e non permetterebbe un lavoro dignitoso.

Per facilitare il rapporto tra Rdc e politiche attive, il Pd chiede di rifinanziare con 30 milioni di euro i centri per l’impiego nel 2022, mentre Alessandro Amitrano del M5S propone che sia il ministero del Lavoro a promuovere progetti di occupazione a favore dei beneficiari, attraverso delle convenzioni ad hoc con le partecipate pubbliche.

Fratelli d’Italia chiede invece che chi percepisce il reddito debba aderire a percorsi di formazione obbligatoria, mentre la Lega propone una riduzione degli stanziamenti per la distribuzione del beneficio del 10% annuo.

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