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Itinerario Montiferru
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Il Montiferru è un antico complesso vulcanico, con una circonferenza di base di circa 100 km, creatosi attraverso una serie di eruzioni vulcaniche avvenute tra 30 milioni e 2 milioni di anni fa, in due momenti distinti: il primo ciclo vulcanico (oligo-miocenico e di tipo esplosivo) ha dato origine a ignimbriti e fonoliti, mentre il secondo (plio-quaternario e di tipo non esplosivo) ha creato basaniti e basalti, che hanno ammantato quasi tutto il Montiferru, creando inoltre i tavolati basaltici dell’altopiano di Abbasanta. La regione che sta attorno a questo imponente complesso vulcanico prende il suo stesso nome, il Montiferru, che deriva dal nome da una vecchia miniera di ferro, oggi abbandonata; del Montiferru fanno parte i centri di Santulussurgiu, Cuglieri, Seneghe, Bonarcado, Scano Montiferro, che vantano interessanti centri storici e un ricco patrimonio di tradizioni.

Ricoperta da una rigogliosa vegetazione, l’area del Montiferru è oasi naturale d’eccezione, una zona montana che raggiunge con Monte Urtigu la cima più alta, 1050 m. Il massiccio, che si affaccia sul mare, è caratterizzato da fitti boschi secolari di lecci e sughere, floridi castagneti, maestose roverelle, folte foreste di agrifoglio con esemplari che raggiungono i sei metri di altezza, come nel bosco della Madonnina, e relitti vegetali quali il tasso. Nelle aree più elevate, tra la nuda roccia, prosperano timo, elleboro, peonie ed euforbia mentre alle sue falde prospera la macchia mediterranea; la presenza sul massiccio di numerosi elementi di rilevante interesse botanico ha contribuito all'inserimento di queste foreste fra i biotopi da tutelare. La crescita rigogliosa della vegetazione è resa possibile dalla grande quantità d’acqua, presente in numerose sorgenti e cascate, come quelle spettacolari di S’Istrampu e Massabari a Cuglieri, e Sos Molinos a Bonarcado; il massiccio è un habitat ideale per cinghiali, ricci, volpi, donnole, martore, gatti selvatici, lepri e conigli, così come per poiane, corvi imperiali, ghiandaie, upupe, gheppi, pernici sarde e il falco pellegrino, lo sparviero e l'astore, oltre che per colombacci, beccacce e tordi. Recentemente sono stati reintrodotti il muflone e il cervo sardo, scomparsi da queste zone in epoca recente, e l'avvoltoio grifone, visibili all’interno di aree recintate. Un trekking sul Montiferru è d’obbligo, preferibilmente accompagnati: a piedi, in bicicletta, a cavallo o a dorso d’asino, è splendido immergersi tra i numerosi sentieri che si addentrano in una natura incontaminata e che raggiungono le cime maggiori, dalle quali si ammirano panorami mozzafiato; particolarmente importanti, tra i complessi forestali, i boschi di Seneghe (Sos Paris), Santulussurgiu (Bau ‘e Mela), Cuglieri e Scano Montiferro.
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Il massiccio si affaccia direttamente sul mare e vanta 40 km di fascia costiera di bellezza selvaggia, punteggiata da isolotti, scogli, piccole cale, grotte e archi naturali scavati dal mare tra le suggestive falesie calcaree, tra questi il celebre arco di S’Archittu. Le falesie calcaree, imponenti resti del mare miocenico, sono costellate da diverse torri spagnole, erette a difesa della costa dalle continue incursioni saracene del XVII secolo, come in località Torre del Pozzo, S'Archittu, Santa Caterina di Pittinuri, Capo Nieddu.

A prevalente economica agro pastorale, il Montiferru è estremamente noto per i suoi prodotti gastronomici: qui tra pascoli incontaminati si alleva allo stato brado il Bue Rosso, la razza sardo-modicana dal caratteristico mantello rosso, che produce carne e latte di elevata qualità, quest’ultimo utilizzato per la preparazione del Casizzolu, un formaggio a pasta filata a forma di una grossa pera, tipico del Montiferru; è importante la produzione d'olio d'oliva extravergine di alta qualità, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti, miele, marmellate, pane e dolci. Prelibatezza del Montiferru sono le panadinas, piccole torte di pasta tirata a sfoglia ripiene di carne e verdure. L'artigianato di qualità si esplica con splendide produzioni di cassapanche intagliate, ceramiche, strumenti musicali, cestini, lavorazione della pietra e produzione di coltelli.
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Abitato sin dal Neolitico, il Montiferru conserva ricche testimonianze archeologiche quali domus de janas, dolmen, menhir, nuraghi, tombe dei giganti, betili, villaggi preistorici, rovine romane e medioevali. In agro di Cuglieri sorgono la necropoli a domus de janas di Serrugiu e quella di Pittudi, poca distanti tra loro, il dolmen di Monte Lacana, le domus de janas di Fanne Massa, ai margini dell’abitato di Santa Caterina di Pittinuri, le tombe dei giganti di Oratanda, Sas Presones, Badu Campana. Nella piana di Sessa, in agro di Cuglieri, vi è una notevole concentrazione di nuraghi, tra i quali il nuraghe Ergulis, il nuraghe Oragiana e le tombe dei giganti omonime, da cui provengono i betili in basalto del cortile della chiesa di Santa Caterina di Pittinuri, il trilobato nuraghe Longu, con annessa tomba dei giganti, i nuraghi di Monti Laccana e il nuraghe Oratiddo, che si trova al centro del villaggio di Sessa, di fronte alla chiesa. In agro di Scano Montiferro sorgono la necropoli di Ispinioro, una serie di splendide domus de janas di cui alcune decorate, scavate nell’arenaria e inserite in un contesto ambientale di grande interesse, l’imponente nuraghe Nuracale, un complesso quadrilobato formato da una torre centrale e quattro torri laterali, circondato da un grosso villaggio nuragico, esteso su due ettari, la tomba di gigante di Codiles, ad appena 300 metri di distanza, e la tombe dei giganti di Pedras Doladas, unica in Sardegna per tecnica costruttiva. In località Abbaudi a pochi metri di distanza gli uni dagli altri sorgono l’omonimo nuraghe, diverse domus de janas e la chiesa di Santa Barbara. In agro di Santulussurgiu si trova il nuraghe Piricu, monotorre a due piani, e il nuraghe Elighe Onna, un nuraghe complesso formato da un mastio centrale e due torri laterali; accanto i resti di una tomba dei giganti. Importante città punica prima, e città romana poi, Cornus, a Santa Caterina di Pittinuri in territorio di Cuglieri, fu teatro della cruenta battaglia del 215 a.C. tra Josto, figlio di Amsicora, e i Romani, che spense la rivolta sardo-punica contro i Romani. Nell’area paleocristiana di Columbaris sorge quella che è ritenuta la più antica basilica sarda, risalente al IV secolo, affiancata da una basilica del VI secolo, altri resti di edifici religiosi e una necropoli paleocristiana. Il complesso sorge su un'area in precedenza occupata da uno stabilimento termale. Importante monumento medievale è Casteddu Etzu di Cuglieri, costruito a difesa del giudicato di Torres nel 1169 su un picco basaltico a quota 667 m s.l.m. Del castello giudicale rimangono gli spessi muri perimetrali, la base di una torre e le cisterne.
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Il Montiferru vanta anche testimonianze di archeologia agro-industriale, legate alla presenza di acque perenni, utilizzata come forza motrice per il funzionamento di mulini e gualchiere. A Santulussurgiu lungo il Rio Molinos, dove si possono osservare i resti di numerosi altri mulini immersi nella vegetazione, in contesti ambientali di grande valore, sono stati rimessi in funzione un mulino e una gualchiera. Lungo il Rio Mannu, sia in territorio di Scano Montiferro che di Bonarcado sono presenti i resti di numerosi mulini, alcuni in buono stato di conservazione. Altre testimonianze industriali sono legate allo sfruttamento delle risorse minerarie: suggestive le miniere del Sirisi immerse nella profonda vallata del Sirisi, tra fitti boschi, dove si notano anche i resti del villaggio minerario con la polveriera, i dormitori e le laverie. Un'altra miniera si trova, sempre sul Sirisi, sotto Monte Conca Mele; sulle sue pendici il misterioso edificio di Su Palatu, una gigantesca dimora rurale ormai in rovina.

A 503 m s.l.m. e 2676 abitanti, Santulussurgiu è un borgo di origine medievale dal centro storico molto caratteristico, con case a più piani disposte lungo tortuose strade acciottolate; qui ha sede il Museo della Tecnologia Contadina, una raccolta di oltre 2000 strumenti da lavoro, esposti in una tipica casa padronale del XVIII secolo. Si visita su appuntamento tel. 0783.550617 - 0783.550706. A 6 km dal paese sorge San Leonardo di Siete Fuentes, località incastonata tra fitti boschi di gigantesche querce secolari, famosa per le sue sette sorgenti, dalle quali prende il nome; qui sorge una bella chiesa romanica del XIII secolo. Spettacolare sa carrela ‘e nanti, una incredibile corsa a cavallo lungo le strette e tortuose vie del centro storico, che si svolge a carnevale, e i riti della Settimana Santa. Tra i suoi prodotti gastronomici particolarmente apprezzati i formaggi come su casizzolu, sa trizza e sa fresa, le acquaviti; tra le sue attività artigianali particolare l’intaglio del legno, la produzione di coltelli, di selle e oggetti legati alla tradizione equestre.
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Con circa 2000 abitanti, Seneghe è un piccolo borgo di collina a 310 m s.l.m. noto per la produzione di un eccellente olio d’oliva, coltivato nelle campagne circostanti. Da questa risorsa è nata prenzas apertas, una manifestazione alla riscoperta dei vecchi frantoi. Il suo territorio vanta un enorme patrimonio archeologico, quasi 150 monumenti tra nuraghi, tombe dei giganti, dolmen e menhir. Tra i monumenti più importanti il nuraghe ruju, un nuraghe monotorre a 750 m. s.l.m. così chiamato per la sua caratteristica colorazione rossastra, e il nuraghe Masone Maiore, quadrilobato, con una torre centrale circondata da altre quattro torri; poco distante sorge la tomba dei giganti di sa fache e s’artare, mentre a Funtana Fraigada sorge una fonte termale di epoca romana. Del X secolo è la chiesa di Santa Maria della Rosa, mentre al Seicento risale l’oratorio del Rosario con l’attigua chiesa.

A 380 m di altezza e 1800 abitanti, Scano Montiferro vanta un centro storico intatto, con tipiche case in pietra e ripide stradine. All'interno del paese si trovano quattro chiesette di cui la più importante è quella di San Nicolò, dentro la quale è custodita una grande tela del 1600 raffigurante il sepolcro di Cristo e sede dei tradizionali riti della settimana santa, altamente suggestivi. La chiesa di San Pietro, sorta sulle rovine di una necropoli punico - romana conserva diverse opere d'arte come la statua lignea di San Pietro del 1600 e la statua della Vergine, del 1700. Fra le numerose chiese campestri merita attenzione quella dedicata a Sant’Antioco (1600), circondata da un novenario, tra boschi e sorgenti. Da non perdere il complesso nuragico del Nuracale.

Grosso centro di 3000 abitanti a 479 m s.l.m. Cuglieri sorge sul sito dell'antica città Romana Gurulis Nova; il suo territorio si spinge sulla costa con le marine di Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e Torre del Pozzo, splendide località impostate su calcari miocenici, modellati in svariate forme dal lavorio incessante del mare. Attorno alla località Capo Nieddu la costa calcarea è soppiantata dalla maestosa falesia basaltica da cui si affacciano torrenti che, nella stagione piovosa, si gettano in mare con bellissime cascate. Navigando ai piedi della torre di Capo Nieddu, dove la scogliera raggiunge le massime altezze, quasi al livello del mare si vede un’eccezionale formazione basaltica, un monumento naturale di rara bellezza creato dal brusco raffreddamento del basalto, spesso scambiata per un enorme lastricato creato dall’uomo, fessurato in blocchi perfettamente esagonali. Importante centro di produzione di olio e formaggi, capoluogo della provincia del Montiferru per i pochi decenni in cui esistette, nel 1927 divenne sede del Pontificio Seminario Regionale, chiuso nel 1970.

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