Marmilla itineraries
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Il Monte Arci è un complesso vulcanico che orla il bordo orientale del Campidano; noto sin dal Neolitico per la presenza dell’ossidiana, l'oro nero della preistoria, un vetro vulcanico utilizzato per la fabbricazione di coltelli, punte di frecce, asce. Nel Monte arci sono state individuate numerose stazioni e officine neolitiche per la lavorazione dell'ossidiana, tra cui quella in località Conca Miraxi, risalenti al 6000 a.C. Sul Monte Arci, un complesso vulcanico spento da milioni di anni, sono presenti enormi distese di boschi con alberi secolari di querce, lecci e molte varietà di piante di sottobosco, tra cui si annidano molte sorgenti. Il Monte Arci costituisce un ambiente naturale di estremo interesse per la presenza di una grande varietà di minerali, specie vegetali e animali, e numerosi nuraghi, oltre a testimonianze puniche e romane. Il Monte Arci è compreso tra i territori dei comuni di Oristano, Marrubiu, Palmas Arborea, Santa Giusta, Masullas, Morgongiori, Ales, Pau, Usellus, Villaurbana, Siris e Villaverde.
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Da un punto di vista geologico il Monte Grighini rappresenta una rarità: circa 300 milioni di anni fa, una lacerazione della crosta terrestre ha fatto riemergere gli strati più antichi, facendoli risalire lungo gli strati più giovani; non a caso considerato una finestra tettonica, è costituito dalle rocce più antiche della provincia. Le rocce più antiche risalgono a oltre 500 milioni di anni fa; a questo nucleo più antico si aggiungono scisti ricchi in fossili di briozoi, brachiopodi, trilobiti e gasteropodi di oltre 400 milioni di anni, calcari con ortoceratidi, crinoidi, tentaculiti e conodonti di 350 milioni di anni, e granitoidi di 300 milioni di anni fa. Tutto attorno, l’antico mare miocenico ha deposto sedimenti che hanno dato origine ad arenarie, conglomerati e calcari ricchi di foraminiferi, molluschi, coralli ed echinidi. L’aspetto geologico è un aspetto delle rarità del Grighini; la vegetazione è costituita da boschi di leccio e roverella, macchia ad erica e corbezzolo, mirto e fillirea, olivastro e lentisco. Questa copertura vegetale nasconde un patrimonio faunistico d’eccezione: si incontrano il picchio rosso maggiore, lo scricciolo, la ghiandaia, il pettirosso, la poiana e lo sparviero, il grifone e l’aquila reale, il quercino, la martora, il gatto selvatico, il cinghiale, il ghiro, la donnola, la volpe, il daino, il cervo sardo. Le specie che qui si rinvengono sono più di 500 e rappresentano un quarto dell’intera flora sarda.
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Gonnostramatza vanta un patrimonio ambientale, archeologico, architettonico, storico e culturale d’eccezione; capitale della curatoria di Parte Montis durante il Giudicato di Arborea, conserva nella chiesa di San Michele Arcangelo il famoso retablo di Lorenzo Cavaro, datato 1501; la duecentesca chiesa di San Paolo, parrocchiale dello scomparso centro di Serzela, custodisce un iscrizione in marmo in lingua sarda, che ricorda la distruzione di Uras nel 1515 per mano dei mori. In ricordo di queste incursioni, nell'ex Montegranatico è stata allestita la mostra permanente Turcus e Morus, con 35 grandi pannelli illustrati, plastici e modelli umani in dimensioni reali. Nelle vicinanze della chiesa di San Paolo si trova la domus de janas di Bingia 'e Monti, risalente al III millennio a.C. che ha restituito svariati scheletri, corredi funerari e la collana d’oro più antica della Sardegna, oggi conservata al Museo Archeologico di Cagliari. Il primo maggio ha luogo la festa dell'artigiano, con mostra dei mestieri antichi con esposizioni, dimostrazioni e offerta di dolci tipici, e la manifestazione regionale di corsa su strada Riu Mannu Corre, l'ultima domenica di agosto.
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Ales, 1.650 abitanti inclusi quelli della frazione di Zeppara, è sovrastato dal monte Arci e circondato da dolci colline di marna, un materiale lapideo abilmente lavorato dagli artigiani locali. Splendido il paesaggio che, attraverso una strada panoramica che costeggia la cascata di sa spendula, porta alla piana di Acqua Frida, luogo ricco di interesse naturalistico sul Monte Arci; qui esiste un parco attrezzato, un locale di ristoro ed una centrale eolica. L'importanza storica di Ales è legata alla cattedrale di San Pietro, sede vescovile dal 1503; la cattedrale, eretta nel 1100 e ricostruita in stile barocco alla fine del 1600, conserva all’interno arredi di grande bellezza; del complesso fanno parte il palazzo vescovile, il seminario e l'oratorio della Madonna del Rosario. Da visitare la chiesa di Santa Maria, attorno al quale si raccoglieva l’antico nucleo del paese, le rovine del Castello di Barumele, alla periferia del paese; da non perdere il museo del giocatolo tradizionale della Sardegna, nella frazione di Zeppara.
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Masullas vanta un centro storico ricco di preziose testimonianze architettoniche quali la chiesetta romanica di San Leonardo, presumibilmente costruita nel XIII secolo su un precedente impianto, la cinquecentesca chiesa di sa Gloriosa, in puro stile barocco, dal campanile di ben 37 metri, la chiesa di Santa Lucia del XIII secolo, la chiesa di San Francesco e il grande monastero dei Cappuccini, dotato di un bel chiostro. Sul Monte Arci sorge l’area di Conca Cannas presenta una grande concentrazione di siti minerari di epoche diverse, tra questi il più grande giacimento di ossidiana coltivato in epoca nuragica. In località Pirastra, su cui si trova il nuraghe Onigu, sorge la miniera di fluorite, la cui attività di estrazione iniziarono nel 1955. Curioso è il blocco lapideo chiamato perda sperrada (pietra spaccata) che si trova lungo la strada statale 442 che porta da Masullas a XXXX Il blocco, caratterizzato dalla perfetta spaccatura, è un masso lavico di origine sottomarina, spaccatosi a causa del raffreddamento della lava. Tra le sue manifestazioni la sagra del melograno il 6/7 novembre.
Simbolo del paese di Morgongiori sono le cime di Trebina Lada (735 m) e Trebina Longa (812 m), due neck vulcanici da cui è fuoriuscita parte della lava che ha dato origine al Monte Arci e la bellissima scultura naturale nota come testa del guerriero. Sul suo territorio sono presenti diverse officine per l’estrazione e la lavorazione dell’ossidiana, i monumenti megalitici su frucoi, su forru e sa sala de Luxia Arrabiosa e il complesso nuragico ipogeico di scala 'e cresia, ubicato a 1 km dall'abitato, un’area archeologica di grande valenza scientifica, inserita in una stupenda cornice ambientale. Suggestiva la festa campestre di Santa Sofia che si tiene il 14-16 ottobre nell’omonima chiesetta sul Monte Arci, alla quale si arriva attraverso sentieri impervi e bellissimi. I primi giorni di agosto hanno luogo la mostra dell’arazzo e del tappeto, la sagra del porchetto e la sagra delle lorighittas; le lorighittas, una speciale pasta fresca, è una delle particolarità gastronomiche di Morgongiori. In linea d'area assai vicino a questi monumenti ma ricadenti nel territorio comunale di Morgongiori, sono ubicati l'imponente menhir di Prabanta e una piccola necropoli a domus de janas.
Ai piedi del Grighini, Mogorella vanta un patrimonio naturalistico e geologico eccezionale. Tra i suoi siti archeologici più importanti il nuraghe a corridoio Friorosu, fatto di massi calcarei, molto ben conservato. Da visitare la chiesa di San Lorenzo Martire, risalente al XVI secolo, dalla facciata in stile gotico-aragonese sulla quale spicca un bassorilievo raffigurante una graticola, la stessa che può riscontrarsi in mano alla statua, risalente anch'essa al XVI secolo, raffigurante San Lorenzo e custodita all'interno dello stesso edificio come le statue di San Giuseppe e della Madonna di La Salette. Interessante la produzione artigianale legata alla tessitura di tappeti e arazzi.
Simbolo di Pau è l'ossidiana, vero emblema del monte arci; a essa sono stati dedicati libri, foto, collezioni. Nei locali del Comune è allestito il museo dell’ossidiana. Nel Monte Arci esiste l’unico giacimento sardo. Sono presenti sul Monte Arci numerose testimonianze preistoriche tra cui un grande insediamento megalitico (Bruncu 'e S'Omu) ed un luogo destinato al culto (Sa Domu Is Coambus).
Tra Morgongiori e Pompu sorge il complesso megalitico nuragico di Santu Miali, datato tra il XIV e il XII secolo a.C. che comprende i resti di un nuraghe complesso costituito da una torre centrale circondata da quattro torri raccordate da cortine murarie e da un circostante villaggio racchiuso da un antemurale, forse turrito; nelle vicinanze anche una tomba di giganti e siti di età romana, come la tomba scavata nel calcare denominata su laccu de su meli e i resti di necropoli e abitati in località Pranu Domus e Masoni Brebei. Il territorio vanta inoltre siti neolitici quali 7 stazioni e 3 officine per la lavorazione dell’ossidiana. Da vedere il nuraghe su sensu.
Risalente al XV secolo è il palazzo baronale di Senis, sede dei Baroni di Senis fino al 1848 e simbolo della storia del paese, dove si può osservare l'abitazione con la sua maestosa torre, le carceri e le stalle; inserita nel parco del palazzo baronale, ricco di enormi querce, è la fontana spagnola del 1700, ornata da splendidi bassorilievi. Da visitare lo splendido nuraghe di Senismannu, nell’area archeologica di Santa Vittoria, dove è stata rinvenuta una pietra sacrificale di era nuragica; presso il nuraghe Bidda ‘e Perda sono state rinvenute diversi menhir. L’area attorno alla chiesa di Santa Lucia è ricca di tracce archeologiche quali un nuraghe, un antico pozzo di origine incerta e un gruppo di tombe a cista litica. La ricostruzione della chiesa avvenne con materiali di recupero, un'epigrafe romana è inserita nella muratura; molti materiali sembrano provenire da un tempio romano, presumibilmente ubicato nello stesso sito. La prima domenica di agosto, in concomitanza della festa dell’emigrato, vi è la sagra della lumaca, impreziosita da una mostra di artigianato sardo e una mostra fotografica sulla storia di senis.
Ai piedi della giara di Gesturi, Sini vanta il parco comunale di Cracchera, un’area di fitta vegetazione secolare di lecci, roverella e querce da sughero, dove nei periodi di piena si può ammirare la cascata di su strumpu. Nella stessa area, da cui si può godere un panorama mozzafiato, sorgono numerosi nuraghi quali il nuraghe Sedda, il Pedrosu, il Bucca Scala e il Scab’i Ois. Il 25 aprile ha luogo la sagra del pane ‘e sapa, un dolce che vanta una tradizione secolare; in occasione della sagra viene allestita un’esposizione di macchine d’epoca, di artigianato e prodotti locali, e ha luogo la sfilata aperta da un giogo di buoi con un carro che porta in mostra del pane ‘e sapa apre il corteo, seguono i trombettieri di Oristano, cavalieri, macchine d’epoca e gruppi in costume tradizionale. Vera e propria ricchezza naturale di Sini è l’ulivo; in tutto il territorio comunale si ammirano ulivi secolari di dimensioni eccezionali; in località su cungiau de is olias si trova uno dei più grandi esemplari della Sardegna.
Alle pendici del Monte Arci, Siris è ricco di testimonianze pre-nuragiche e nuragiche. La parte del Monte Arci che occupa il territorio comunale di Siris si estende fino alle rupi di Su Columbariu ed è costituita prevalentemente da rocce trachitiche dalla inconfondibile morfologia, costituita da pareti a picco con innumerevoli grotte: la più grande è quella di Riu Bingias, presso la sorgente omonima. Notevole è il bosco di lecci, roverella e sughere, a tratti sostituito da una ricca macchia mediterranea. Domina il paese da 440 m di altezza il nuraghe de inus, con attorno tracce di capanne circondate da un poderoso antemurale; nelle campagne del paese il nuraghe pranu forru, su sensu, porcilis, attorno a cui emergono resti romani, con numerose tombe, ceramiche e monete: tracce di questa dominazione sono comunque frequenti un po’ dappertutto, come Funtana Sassa, Pradu Fenu, Santu Lussurgiu. Attorno alla chiesa di San Vincenzo resti romani.
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